Category: Pensieri


Mercoledì ho dato il mio ultimo esame! pensare che un anno fa me ne mancavano ancora dieci , e la fine sembrava troppo lontana. Come sempre, anche in vista dell’ultimo scoglio, ho iniziato a pensare a tutte le cose che potevano andare storte e impedirmi di raggiungere l’obiettivo. Invece è andata bene, meglio di come mi aspettassi! Un mega sospiro di sollievo! Ora il grosso è fatto. Purtroppo per il voto di laurea non posso aspettarmi molto; o meglio preferisco non aspettarmi molto per evitare cocenti delusioni.

E pensare che solo un anno fa…ero accanto a Lei, nel suo ultimo giorno di vita. E anche quel giorno, con i libri davanti. Cercando di studiare e al tempo stesso di farle sentire la mia presenza, standole accanto. Quegli ultimi dolorosissimi giorni in cui mi disse le sue ultimi frasi. “Voglio morire”. Forse non avevo sentito bene, lo disse con un filo di voce, ma…non voleva altri farmaci, era troppo stanca. O il giorno in cui mi disse di non uscire di casa, perchè ero raffreddata, e mettendomi la mano sulla fronte mi disse “tu non stai bene”.

Ad un anno dalla mattina in cui l’ho persa, mi ritrovo a cercare di andare avanti. Non sono rimasta in casa a ricordare quegli attimi, che d’altronde mi tormentano da un anno, specie quando studio. Sono andata all’università a capire come proseguire per la mia laurea, e cosa fare con il gruppo di ricerca. Penso che il miglior modo per onorare il suo ricordo sia proprio questo, andare avanti per la mia strada e cercare di realizzarei miei sogni.

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Sconfitta

E’ così che mi sento oggi. Vedere le mie amiche laurearsi con il massimo dei voti e riuscire solo a dirmi “io non avrò tutto questo. nè lodi, nè plausi, niente di niente”…è molto triste. Mi sento semplicemente sconfitta e umiliata su tutti i fronti nella mia avventura universitaria; nel non essere riuscita a socializzare con più di una decina di persone, nel non essere riuscita ad essere come loro, i vincenti. Mi sono fermata prima…quando ho visto che per raggiungere il mio obiettivo avrei dovuto fare qualcosa contro la mia morale. Anche cose di poco conto eh…essere falsa e gentile con la raccomandata di turno per carpirle informazioni utili all’esame, ad esempio. Avere rapporti di amicizia con persone che non stimo, solo per raggiungere più facilmente degli obiettivi. Dover fare le scarpe alle proprie amiche. No, non sono cose per me…per raggiungere i miei obiettivi non voglio mietere vittime.

Sarebbe stato molto più facile e intelligente comportarsi in quel modo. E invece no, ho visto tutto questo e mi sono detta: “sapete che c’è di nuovo? andate a quel paese, voi e questa università del cavolo”. Non voglio dover dire grazie a nessuno. Però fa male lo stesso pensare che nonostante tutte le mie fatiche per farcela da sola, non avrò alcuna ricompensa, nessuna lode, plauso o quant’altro. Avrò solo la mia coscienza a posto. E ora come ora, mi sembra troppo poco.

O forse sono solo una vigliacca? Forse mi sono solo nascosta dietro i miei moralismi?

 

Di ritorno dalla trasferta bresciana mi ritrovo spraffatta dalla malinconia…
Nota malinconica n°1
In questi tre giorni ho avuto modo di stare molto tempo con il mio Joseph. E’ stato bello dormire al suo fianco (anche se eravamo in un monolocale, con la sua famiglia), risvegliarmi al suo fianco. E sono stati tenerissimi quei momenti in auto in cui mi si è addormentato sulla spalla e… cercava le mie mani con le sue.
Rientrata a casa, dopo averlo salutato, mi sono sentita…persa.
Nota malinconica n°2
Ripenso a questa tanto faticata laurea, a quanto poco lui ci credesse fino a pochi mesi fa…non può che rendermi orgogliosa di lui, e farmi sperare che come questo ostacolo ne potremmo affrontare altri nella vita. Ha fatto stampare una copia della sua tesi solo per me, con una dedica tutta per me. Non avevo il coraggio di leggerla in pubblico, temevo di commuovermi. So che quel ringraziamento è tanto semplice quanto sentito.
E oggi mi dice: “hai visto? ce l’hai fatta!” “a far cosa?” -domando io-… “a farmi laureare“, mi risponde.
So che per lui questi anni sono stati tanto duri, e una ferita rimarrà; è stato segnato dal dolore. E io continuavo a dirgli di provarci e di credere in se stesso. Che ne sarà delle speranze che gli ho dato, se non riuscirà a fare nulla della sua laurea? tante piccole umiliazioni che ti segnano, la sofferenza di vedere che tutti gli altri vanno avanti mentre tu rimani lì, ritrovarsi escluso da quel mondo, ad arrancare, continuamente. So che non è stato facile, e anche la mattina in cui attendevamo la sua discussione, soffrivo un po’ con lui, per lui, per quello che ha vissuto.
Ultima nota malinconica, n°3
Mia nonna… gli avrebbe fatto una festa! Quanto sarebbe stata contenta per lui! E poi ripenso al loro bellissimo rapporto, a quell’ultima sera in cui Joseph le disse, mentre sollevava un corpo ormai troppo debole,”nonna, abbracciatemi“. E non posso trattenere le lacrime…

Joseph, quanto sei importante per me forse non lo immagini neanche. Io me ne accorgo sempre più…voglio averti al mio fianco nella vita!

In partenza

Eccomi qui, sono riuscita a tornare sul mio blog!

Sono in partenza, domani mattina…o meglio, tra qualche ora, parto, direzione Brescia! Dopo tante fatiche e difficoltà Joseph si laurea, finalmente. Voglio esserci vicina, so che per lui non sarà facile affrontare questa situazione. Troppi anni per raggiungere il traguardo…e ora ne sentirà tutto il peso.

Per quanto riguarda me invece, la settimana scorsa sono andata a fare l’esame, ma non è andato bene…mi sono ritirata dopo due sole domande, senza fare storie. In fondo sapevo di non avere molte speranze, di non essere preparata come volevo io.

Ora mi attende un nuovo inizio. Non ho più corsi da seguire, devo autogestire al meglio il mio tempo per preparare gli esami e magari imparare a fare qualcosa di pratico e utile. E chissà…riuscire a ritagliare un po’ di tempo per me.  Anche per Joseph è lo stesso…dovrà cercare un lavoro o comunque decidere del suo futuro. Spero con tutto il cuore che riesca a trovare un lavoretto, qualche soddisfazione, altrimenti tutte le mie parole di incoraggiamento saranno state buttate al vento.
Ci attende un nuovo inizio e mi concedo di sognare per noi anche un happy and.

In attesa di ricominciare al meglio dunque, mi concedo questa vacanza bresciana e poi dalla prossima settimana stabilirò le mie priorità per il futuro prossimo.

 

Mi rivolgo a te, mia cara cugina acquisita. Prima questa definizione te la davo per scherzo, noi che eravamo amiche ancor prima di essere cugine. Adesso è tutto cambiato, e sei davvero diventata solo una cugina, acquisita, e che manco mi sopporta tanto. Mi dispiace che tu mi abbia allontanata, così. Quali colpe ho ai tuoi occhi? Essere figlia di mia madre è una colpa per te?

Vorrei tanto sapere il perchè di tutto ciò.

Da quando è nata mia nipote (R), io sono stata sempre più allontanata; quest’estate ho passato dei bei momenti  al mare anche con R  e con la madre (Aida)…speravo di aver recuperato un po’ i rapporti…invece era tutta una illusione, nulla di più. Purtroppo quanto accaduto in questi giorni cambierà molto le cose…Mi spiego.                              
L’altro giorno era il compleanno di R. Sono andata a comprarle un regalo, sperando di andare poi a trovarla a casa sua e di conoscerci un po’ di più. Ma poi una zia mi fa sapere che in realtà non c’è nessuna festa (a questo punto non so se era una palla, perchè  magari semplicemente Aida non mi voleva). Nel pomeriggio ho chiamato Aida a casa per fare gli auguri anche a lei; è stata frettolosa, mi ha liquidata in pochi secondi! Per fortuna mio cugino in mattinata era venuto a farmi visita con R…le ho fatto gli auguri da vicino, almeno. La goccia che ha fatto traboccare il vaso però è stata questa:  per caso, noto che una nostra comune amica su facebook ha pubblicato delle foto scattate questa estate, con tra gli altri R. Non le ho viste, ma notato che Aida mi ha nuovamente rimossa dalle sue amicizie.  Non che le amicizie su facebook siano significative, ma in questo caso poteva essere un modo di rimanere in contatto. Invece il segnale è proprio: “non ti voglio nella mia vita, in quella della mia famiglia e di mia figlia”. E’ tagliare tutti i ponti con me. E perchè gli estranei possono stare con R e io no??? T.T

Ok. Ci sono stata male per due giorni.

E pensare alle estati in cui lei mi chiamava a qualsiasi ora per chiedermi se mio cugino fosse fedele. E pensare a quante belle parole mi ha detto. Ma sono rimaste solo parole.

Cara cugina, mi dispiace, davvero. Tutto questo mi porta a capire che non sai distinguere le persone che ti vogliono bene davvero, e quelle che ti fanno davanti una bella faccia e appena ti giri te ne dicono di tutti i colori, e anche di più. Se non è successo credimi, accadrà; non metteranno mai al primo posto te, salvaguarderanno sempre prima i loro interessi. La conosco la mia famiglia. Ma d’altronde vedo che ti sei ambientata non bene, benissimo. Sei diventata come loro, forse peggio. Io non voglio vendetta. Vorrei solo che capissi quanto sei in errore, e che è spregevole allontanare tua figlia da me e dai suoi zii. E’ davvero deludente il tuo modo di fare. E poi quante inutili moine quando ci vediamo, quelle rare volte! Perchè mai dovrei crederti quando mi dici che io sono sempre bene accetta a casa tua? Mi hai fatto del male. E’ questo che vuoi insegnare a tua figlia? Che le persone quando servono si cercano, altrimenti possono liberamente andare a farsi fottere? E pensare che insieme “criticavamo” il comportamento di mio cugino. Ma almeno lui è sincero e chiaro: ha un obiettivo, cerca di raggiungerlo. Ma lui, a differenza tua, con i fatti, mi dimostra che c’è e mi vuole bene.  Tu fai solo mille giri di parole, conditi di tanta falsità, e alla fine non te ne frega degli altri; e oltretutto lo fai alle spalle, il che è peggio. Sei diventata una brutta persona; spero che tua figlia non prenda da te. No, non è da me dire certe cose; o forse a questo punto…si.

E poi mi venite a chiedere perchè odio tanto le parole.

Dopo essere rimasta orfana di Lost ho evitatato altre serie di quel tipo; l’ho amata tanto, sia chiaro, ma per ora basta, è ora di comedies! Mi sono data dunque a serie comiche, le più idiote, ma anche stravaganti che ho trovato in giro, con il solo obiettivo di svagarmi. Quindi in questi mesi  mi conservo per i momenti più tristi la visione di The big bang theory (TBBT per abbreviare) , ho “divorato” la seconda stagione di Psychoville; poi ho provato con gli anime, Nana in particolare, ma non mi è piaciuto granchè. E alla fine ho trovato Wilfred! Che ci fa Elijah Wood in una serie tv (bellissimo la locandina” con il nostro cagnolone umanizzato Wilfred che lecca la guancia dello stralunato Elijah, con i suoi occhioni sconvolti  *_* )? Di che si tratterà mai? Ho pensato “E’ una cosa nuova, è una cosa “leggera”…allora si può fare!”

In pochi giorni ho finito di guardare la prima stagione, e mi ritrovo in attesa della seconda! Chi sarà mai Wilfred? E soprattutto, chi sarà mai Ryan? Non posso credere che sia stato proprio lui a compiere tutte le marachelle che nel corso delle puntate abbiamo attribuito a Wilfred! Che ne sarebbe del povero, indifeso Ryan? Mah! Lo scopriremo nella prossima stagione…ma chissà quando sarà!!!

Nel frattempo parliamo della prima.
Ogni puntata parte con una citazione filosofica, che sarà il tema della puntata. Nel pilot il nostro eroe (?) sta pensando di farla finita…ma qualcosa va storto, e al mattino, dopo non essere riuscito a chiudere occhio, si ritrova nei guai, con un colloquio di lavoro che lo aspetta e la testa che gli scoppia…Ed ecco allora che arriva Wilfred, il cagnolino della sua carinissima vicina, ma…come mai ha fattezze umane? come mai il nostro può parlargli?

Nel corso delle puntate il dolce cucciolo (per gli altri) Wilfred guida Ryan a (ri)scoprire la vita, lo mette alla prova, gli fa fare cose che non farebbe mai, lo disinibisce; e Ryan si ritrova ad ammettere che la vita che fa non è quella che si è scelto, è quella che gli altri vogliono per lui. Scopriamo poi che dietro questo atteggiamento remissivo ci sono dei problemi familiari niente male: la madre assente forzata dalla sua vita, pericolosa  in quanto “troppo diversa” e quindi rinchiusa in un manicomio da un padre che non ci viene mostrato, ma che immaginiamo come un uomo duro, rigido, che ha imposto il suo modo di fare ai figli. Il nostro acuto Wilfred (che talvolta funge da diavolo tentatore, talvolta da fine psicanalista) domanderà infatti a Ryan perchè abbia tanta paura di entrare in contatto con la madre…forse ha paura di essere come lei? forse teme di essere abbandonato anche lui perchè diverso? Sul finire della stagione, dopo l’ importante incontro con la mamma, con Bruce, che lo mette in guardia dal seguire i consigli del cagnuomo,e dopo un amore che avrebbe potuto trascinarlo un po’ via dai suoi mille problemi, ancora una volta Wilfred riesce ad ancorare Ryan a sè e alla sua Jenna. E nella season finale ritroviamo il nostro protagonista  come mai l’abbiamo visto, estremamente determinato, che non ascolta più nessuno, che non vuole il bene di nessuno tranne che il suo…ma i suoi piani gli si ritorcono contro, in un finale con più casini di quanti ce ne potevamo immaginare, e dunque con mille domande ancora in sospeso. Riuscirà Ryan a rientrare in contatto con Wilfred? cosa c’era scritto nel testamento, se ce n’è mai stato uno? e Jenna?

Nel frattempo non posso far altro che consigliarne la visione a chi abbia voglia di qualcosa di nuovo, irriverente, ma non stupido e fine a se stesso; sotto sotto c’è  di più, c’è un viaggio alla ricerca del sè.

Voto: 8

Sveglia!

Lonelylu, a rapporto! E’ ora di svegliarsi da questo torporeee!!!                                                                                                                 

Un’altra giornata volge al termine. Un’altra giornata di nullafacenza quasi totale e cazzeggio libero.

Il punto è che ancora devo riprendermi dall’esame. Dopo le vacanze al mare, tornata nella mia città, ho cominciato a studiare…ma con molta leggerezza. C’era ancora J qui con me, ci vedevamo la sera, ogni tanto si usciva e ci si divertiva. Poi sono stata molto presa dai preparativi per il matrimonio; in effetti non è stato piacevole, ho dovuto convincere J a comprare una cravatta un po’ più carina da abbinare al suo abito, troppo serio e poco giovanile. Eh si, purtroppo lui a queste cose non ci bada molto, non gli interessa piacere, prepararsi…però non è solo questione di futili apparenze. E’ avere un minimo di rispetto e decenza per se stessi…Ma questo è un lungo discorso, che magari faremo un’altra volta. Infine è arrivato il tanto atteso 27 agosto, con il matrimonio di L e M; nonostante le pessime attese (alla fine con J ho dovuto litigarci, causa cravatta e altre inutilità, quindi non c’era un clima di serenità, ma l’ho pregato di comportarsi bene almeno per la festa), mi sono proprio divertita con le mie amiche dell’uni L. e D. Purtroppo non ho modo di stare con loro fuori dall’ambito universitario, viviamo lontane, ma ci siamo divertite tanto; e poi L. ha coronato il suo sogno…che emozione vederla in abito da sposa! Oltretutto con la sua situazione familiare, penso proprio sia stato un bel “diversivo” quello del matrimonio. Spero che siano felici.                Il 28 di agosto dunque, mi rendo conto che la pacchia è finita e devo darmi da fare, e il giorno dopo prendo seriamente in mano i libri, tanto odiati, di radiologia. La materia l’avevo già studiata, non ripetuta; quindi è stato una noia mortale, associata al terrore di non farcela, al pensiero dei mille modi in cui sarebbe potuta andar male, e all’incubo di doverlo ri-ri-ripreparare ancora! o_O                                                                                                                                                                                                                                                Ecco, così sono stata, proprio come la mia emoticon, con gli occhi “da fuori” per 9 giorni, fino a martedì scorso. Non ce la faccio più a sostenere questi ritmi. Nei giorni in cui preparo un esame devo pensare solo a quello, cercare di avere questo pensiero fisso, altrimenti la mia mente fugge via rapida…mi sembra di essere in un tunnel lungo, senza spiragli di luce alcuna, senza vie di uscita. Si, lo so, è solo un esame e so che può sembrare esagerato, ma in quei giorni non esiste nulla altro che quell’unico pensiero; mi concedo di staccare la spina nelle pause, dopo pranzo fino circa alle 16, e a cena tra le 20 e le 21, per un totale di 12 ore sui libri (di cui effettive molte, ma molte meno ahimè
). E in genere se sgarro da questi orari vado anche in paranoia, sensi di colpa a non finire, e via dicendo. E pensare che stavolta non ho nemmeno dato il massimo…la mattina non riuscivo a svegliarmi prima delle 9, il pomeriggio iniziavo tardi…insomma, la voglia era proprio poca, viste tutte le premesse di cui sopra. Ora che l’incubo numero 34 è finito, ho terrore di immergermi di nuovo nell’incubo35 e di ricominciare con la mia non-vita. Ogni volta mi ripeto “per il prossimo esame non devo ridurmi a questo, devo vivere normalmente”…ma poi puntualmente ci ricado. E’ come se fossi convinta che espiando questa condizione di non-vita gli esami debbano andare bene. Da martedì dunque sono in stato di semi-convalescenza, in attesa di convincermi a darmi da fare per il prossimo esame, e tentando di non dover arrivare all’ultima settimana a ridurmi male.

Spero che questa auto-analisi mi sia stata d’aiuto… e magari da domani mi darò da fare seriamente, e chissà, forse anche con un po’ più di calma.

Dogville

Non credevo che mi potesse colpire tanto. Un giorno di qualche anno fa, lo stavano trasmettendo in tv e credo di averne visto mezza scena. Ho notato la protagonista, la sceneggiatura scarna, mi ha incuriosita.
Ne guardai poche scene perchè era già cominciato da un po’, ripromettendomi di guardarlo appena ne avessi avuto il tempo.
Ieri sera, dopo essermi resa conto che non sono preparata a vedere film come “Il pasto nudo”…(per la precisione sn arrivata a circa 5 minuti di visione e ho deciso che non potevo sopportare ancora la visione di scarafaggi e mosche giganti)…ho deciso di vedere altro.
Questo film a farla breve mi è piaciuto. E’ duro, si. Però fa riflettere.
Alla fine, al posto di Grace che avremmo fatto noi? Il primo istinto è il suo…la “Natura”. Mentre lo guardavo pensavo di certo questo, meravigliandomi di tanta fermezza.
Già adesso che scrivo questa mia personalissima recensione invece, mi sembra che sia tutto troppo. Le vie di mezzo…perchè non ci pensa mai nessuno?
Certo i compromessi non sono eroici, ma portare tutto all’estremo (massima reazione o massima indifferenza)…porta a dei risultati direi…poco umani. La legge del tutto o nulla…mah!
In ogni caso il film, nonostante l’ambientazione scarna, la lunghezza e la durezza della condizione vissuta da Grace, ti appassiona.
Non puoi esserne indifferente. Non puoi non chiederti “cosa farei io ora?”.
E il bello, quello che forse il regista ci ha voluto mostrare, è che non ne siamo certi nemmeno noi.
Il relativismo è il tema di fondo per me..”ma chissà, dopo quello che ha passato quella donna…io non posso capire i suoi perchè”.
Questo relativismo deve essere preso con le pinze, altrimenti ecco dove si finisce, questo viene da pensare. Ma è relativo anche questo…o no?
Certo, del paesino di Dogville nessuno sentirà la mancanza…in fondo nemmeno i bambini erano bambini, erano destinati ad essere peggio di quegli adulti che li avevano educati alla loro stessa inciviltà, rozzezza, menzogna e brutalità. Ma il punto è…anche se io o Grace avessimo ragione, in fondo chi siamo noi per stabilire, in tutta questa confusione, chi ha torto e chi ha ragione…e ancor di più come possiamo noi decidere la pena? E’ proprio la giustizia fai da te ha portato un paese di poche anime, tutti casaechiesa a seviziare una giovane donna, sotto gli occhi di tutti, sotto il silenzio di tutti.
Forse alla polizia l’avrebbero trattata meglio. Ed è lì che un po’ ti indigni, perchè ti chiedi “Grace, scappa, vai via! Il tuo orgoglio…o almeno il rispetto di te stessa…”
In effetti forse Grace non c’era nemmeno più, in lei era stato piantato il seme della non-umanità di Dogville.
voto:8

Il pollice verde

Non ce l’ho mai avuto. Ma stasera qulle rose fino a pochi giorni fa bellissime, mi chiedevano aiuto! Erano tutte lì depresse, sul punto di suicidarsi! L’acqua forse non era mai stata cambiata da quando sono arrivate in quella casa, tanto da essere davvero maleodorante…Ho ascoltato quell'”urlo disperato”, di bellezza infranta. Sono andata fuori al terrazzo,e armata di tanta pazienza, ho eliminato con dolore i fiori ormai macerati e cercato di salvare il salvabile degli altri, sperando di ridar vita a una immagine tanto bella, quanto fragile e indifesa.
Poi mi son fermata a pensare. L’ultima volta che ho sistemato dei fiori l’ho fatto su richiesta della mia dolce nonna. Lei non riusciva a stare più in piedi, e mi chiese di recidere la parte più bassa dei fiori, indicandomi le forbici. Io mi misi nel suo salotto a cercare di eseguire al meglio quella richiesta. Bagnai un po’ il tavolo, quello buono. Cercai di minimizzare i danni. Era una domenica mattina. E poi non ricordo null’altro.
Ho pensato che anche se lei non c’è più, stasera un qualcosa di lei era con noi, e riviveva attraverso di me, in quel gesto, nella cura dei fiori. Lei non li avrebbe mai lasciati morire così. E io ho cercato di ascoltarla, anche se non è facile farlo,con questa lontananza forzata.

Rieccomi qui. Provo a buttar fuori un po’ di rabbia. Altrimenti mi logora. Ci provo perchè ancora non so sentirmi del tutto libera  a scrivere qui. Ma mi ci abituerò. Almeno qui Adolfa (mia madre, è un soprannome e potete capire il perchè 😮 ) non ci sa arrivare. Al mio diario ahimè si.

Anche oggi una giornata no. Voglia di studiare zero. Voglia di impegnarmi zero. Di cosa ho voglia? Non saprei. Il sentimento più presente in me non è nemmeno la rabbia, ma una profonda insoffisfazione. Sono stanca. Di impegnarmi al massimo in tutto e avere in cambio cosa? Cosa ci ho guadagnato in questi anni a studiare, a cercare di stare accanto a mia madre quando ne aveva bisogno, ad evitare degli scontri con lei? a fare la brava figlia,  a piegare la testa e far finta di non sentire-non vedere-non soffrire per la sua superficialità e il suo ottuso bisogno di conformismo? Sto sempre qui alla fine, allo stesso identico punto iniziale. Libertà garantite zero. Solo doveri, obblighi e niente in cambio. Nemmeno il calore umano. L’unica persona che mi faceva aver voglia di stare in famiglia, di avercene una, oggi non c’è più. Mi ha lasciato il 17 maggio. -Mi hai lasciata sola nonny (la chiamavo così in maniera affettuosa), e ora sento tanto la tua mancanza. Mi facevi sentire amata…e non è poco. Ma ora non ci sei più.- Per ora basta parlare di lei. Passiamo a parlare di lui Jos,  il mio fidanzato da ben sette anni. Bene, mi sta facendo perdere davvero la pazienza. Forse non dovrei rispondergli al telefono, ma sono debole e fragile in questo momento, e non credo di riuscirci. Prima mi sono un po’ fatta sentire, lamentata della sua assenza. Doveva salvare il mondo lui…ah no, era solo un bar! Non poteva certo chiamarmi! Doveva fare lo zerbino per la sua amica… -.-  Stiamo esagerando. Io avevo bisogno di lui. E lui doveva proteggere lei da “loschi figuri”. Per fortuna lei si dichiara lesbica. Ma non è solo questo, non è solo gelosia. E’ che lui non doveva essere lì a quell’ora. Doveva fare altro, doveva studiare. Evidentemente non gli interessa del suo futuro, ma…perchè non pensa a noi?