Capita che con gli amicidi una vita non ci si senta, per molto tempo, a causa di impegni vari. Capita che si cambino abitudini, orari, e perchè no, anche priorità. La mia è diventata negli anni lo studio, per finire l’università. “Però gli amici capiranno, altrimenti che amici sarebbero?”, pensavo. Capita anche che dopo periodi di silenzio ci si risenta con un vecchio amico, e che si inizi a scherzare su cose un po’ delicate. Tipo la tua futura professione. Anzi, proprio uno scherzo non è, visto che si parla non dei massimi sistemi, ma di quello che fai tu nella vita. E che si cominci a dire che il tuo lavoro, in fondo, è disonesto, che sei nelle mani dei finanziatori, che ti comprano, e che tutto ciò che producono quelli come te è male. Tu cerchi di far capire cose che evidentemente al tuo amico sono state spiegate male e in modo approssimativo da qualche sito internet in cui si fa un certo tipo di propaganda, ma niente. E capita che alla fine ti scocci tutto ciò. Non ci si sente da tempo, tu mi chiami e senza voler sapere cosa ti capita nella vita, se stai bene, se stai male, se passi un brutto periodo… attacchi. “Eh, ma voi medici…a che serviva il vaccino anti-influenza? e l’aids, non esiste! e perchè uccidete le persone con la chemio?”. E allora pensi che non  vale più la pena di starci male, e finisci per dirgli che certe cose, anche se suggestive, possono non corrispondere alla realtà,  che tu invece ti senti in obbligo di dire. E se ti vuole credere bene, altrimenti non vuoi essere assillata.

Poi capita che nel frattempo anche la tua amica vengano fuori certi discorsi. Tu la chiami per dare un lieto annuncio,”ho finito gli esami”. E invece ti ritrovi a dover difendere la categoria (?) e il tuo futuro ruolo.” Perchè tanto si sa, voi medici con le case farmaceutiche…”. Che tristezza. Non è proprio possibile essere amici, pur essendo diversi, pensandola in modo diverso su certi argomenti? Mi sarei aspettata un po’ più di partecipazione per la mia gioia. E non le velate accuse, che anche se contro la mia “categoria” purtroppo sento proprio come accuse verso la mia persona.

E’ quello in cui credo, da quando ero una giovane studente liceale. Ho inseguito il mio sogno e lo sto realizzando. Perchè devo essere giudicata? E dai miei amici poi? Non è una vita facile, mi sento già caricata di mille responsabilità, con la paura di non saper fare e che tutto questo studio, non accompagnato da adeguata pratica, non serva a niente. La paura che nonostante tu ti faccia in 4 per il “tuo professore”, lui poi un giorno non avrà più bisogno di te e ti mandi a quel paese. Non credo che questa sia una posizione invidiabile.

Ogni tanto penso a quella 18enne che voleva salvare il mondo. Lei non c’è più, al realizzarsi del sogno è inevitabilmente cambiata. Si è “sporcata le mani”, ha sbagliato, si è rialzata, ma ha continuato a inseguirlo quel sogno. Tuttavia so per certo che quella sognatrice 18enne era più saggia, più forte, pura e dura, come solo i bambini, e i sognatori, possono essere. E anche se la strada per il traguardo richiede delle scelte dure e difficili, si cerca di non sentire la stanchezza, e di pensare solo all’obiettivo finale, per lei.

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